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Digiuno, preghiera e poi pace: le priorità da ristabilire

  • Immagine del redattore: Parrocchia 12 Apostoli
    Parrocchia 12 Apostoli
  • 22 ago 2025
  • Tempo di lettura: 1 min

Editoriale sull'Avvenire di Mons. Bruno Forte


Nel corso dell’udienza generale di mercoledì il Santo Padre Leone XIV ha rivolto un pressante appello a vivere la giornata del 22 agosto, memoria della Vergine Maria Regina, «in digiuno e in preghiera, supplicando il Signore che ci conceda pace e giustizia e che asciughi le lacrime di coloro che soffrono a causa dei conflitti armati in corso». L’invito ha suscitato un’ampia attenzione mediatica, che non deve far perdere di vista il profondo significato biblico, teologico e spirituale dell’appello lanciato dal Successore di Pietro. È la Bibbia a offrirci una vera e propria teologia del digiuno: poiché nutrirsi è una necessità vitale, privarsi del nutrimento evidenzia che la fonte della vita non è la persona stessa del vivente; si vive assumendo la vita dall’esterno, mangiando e bevendo ciò che ci è dato o acquistato col nostro impegno e la nostra fatica. Il digiuno volontario ci ricorda, allora, che la nostra vita è precaria, che essa viene da altrove ed è destinata all’altrove eterno e che il privarsi del nutrimento per un breve tempo, in vista di uno scopo significativo, è tutt’altro che un atto di autolesionismo, ma si offre come un aiuto a stabilire un giusto ordine di priorità.



 
 
 

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